FIGC, Abete avverte: 'Il calcio ha problemi reali'
La voce di Abete risuona fuori dal consiglio federale
Nel caos diplomatico che avvolge la Federazione Italiana Giuoco Calcio in questi giorni convulsi, una voce si leva sopra il coro delle candidature e delle manovre di palazzo. È quella di Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e tra i principali candidati alla guida della FIGC, che all'uscita dall'ultimo consiglio federale ha scelto di non nascondersi dietro frasi di circostanza. Il suo messaggio è netto: quando il dibattito si riduce a una giostra di nomi, significa che i problemi veri del calcio italiano vengono deliberatamente ignorati.
Decadenza Zappi e il vuoto ai vertici federali
Il consiglio federale ha ufficializzato la decadenza del presidente Zappi, aprendo di fatto una fase di transizione delicata per l'intera struttura istituzionale del calcio nostrano. Un passaggio che, nelle parole di Abete, non deve diventare l'ennesima occasione per concentrarsi solo sulle ambizioni personali dei candidati. Il vuoto ai vertici è reale, ma lo è altrettanto — e forse di più — il vuoto progettuale che affligge il movimento da anni. La Serie A continua a perdere terreno rispetto ai principali campionati europei, i vivai faticano a produrre talenti in grado di reggere il confronto internazionale e il calcio dilettantistico, spina dorsale del sistema, è cronicamente sottofinanziato e ignorato dal grande dibattito mediatico.
Perché le parole di Abete contano per tutto il sistema
Analizzando il contesto, l'intervento di Abete non è una semplice sparata polemica: è il segnale di una frattura profonda tra chi vive il calcio dall'interno — allenatori, dirigenti di provincia, società dilettantistiche — e chi lo gestisce dall'alto. Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti rappresenta una fetta enorme del movimento: centinaia di migliaia di tesserati, migliaia di società, un indotto economico e sociale che le grandi squadre come Inter e Milan tendono a dare per scontato, ma che costituisce la vera base della piramide calcistica italiana. Senza un ricambio generazionale sano, senza infrastrutture adeguate nei campionati minori, anche le big di Serie A sono destinate a dipendere sempre più dai mercati esteri per reclutare talento.
L'Opinione di Lombardia Calcio
Da questa redazione lombarda, che segue ogni settimana tanto il grande calcio quanto le realtà delle serie minori, la posizione di Abete merita non solo rispetto, ma sostegno convinto. Troppo spesso il dibattito federale si trasforma in un reality show di candidature, dove i programmi restano vaghi e le promesse si dissolvono dopo l'elezione. La Lombardia, terra di calcio per eccellenza con club storici in ogni categoria, sa bene cosa significa investire sul territorio: lo vedono ogni domenica i presidenti di società dilettantistiche che tirano fuori soldi di tasca propria per mantenere vivi i settori giovanili. Se il prossimo presidente della FIGC — chiunque esso sia — non metterà al centro dell'agenda una riforma strutturale del movimento, dalla base alla vetta, avremo perso un'altra occasione storica. Le parole di Abete suonano come un campanello d'allarme che non va spento, ma ascoltato.
Conclusione: il calcio italiano ha bisogno di fatti, non di nomi
La corsa alla presidenza FIGC entrerà nel vivo nelle prossime settimane, con ogni candidato che cercherà di costruire la propria coalizione di consenso. Ma il vero banco di prova sarà la capacità di tradurre le dichiarazioni in proposte concrete: riforma dei campionati, tutela del calcio dilettantistico, investimenti nelle infrastrutture giovanili e rilancio della competitività italiana in Europa. Abete ha lanciato il guanto di sfida all'intero sistema. Ora tocca al sistema raccoglierlo.








