VAR e rigori negati: Thuram vittima del caos arbitrale
Il VAR che non c'e': Thuram e i rigori nel vuoto
Nel calcio moderno, la tecnologia dovrebbe garantire equita' e chiarezza. Eppure, guardando alcune delle ultime partite di Serie A, sorge spontanea una domanda: il VAR viene davvero utilizzato con criteri uniformi e trasparenti? Il caso di Marcus Thuram ha riportato prepotentemente al centro del dibattito la questione degli episodi dubbi in area di rigore, con l'attaccante dell'Inter che si e' ritrovato protagonista involontario di due situazioni controverse rimaste senza risposta dal monitor di Coverciano.
I fatti: due episodi, zero interventi del VAR
Nelle sfide contro Bologna e Fiorentina, Marcus Thuram e' stato protagonista di contatti in area avversaria che, secondo molti osservatori e addetti ai lavori, avrebbero meritato quantomeno una revisione al monitor da parte degli arbitri in campo. In entrambi i casi, pero', ne' il direttore di gara ne' la sala VAR hanno ritenuto opportuno intervenire, lasciando scorrere l'azione senza alcuna correzione. Due episodi isolati potrebbero rientrare nella normale alea del gioco; due episodi ravvicinati, entrambi a sfavore dello stesso giocatore e della stessa squadra, iniziano invece a delineare un pattern preoccupante che merita attenzione.

La gestione di Daniele Orsato, figura di riferimento nel panorama arbitrale italiano, finisce inevitabilmente sotto la lente di ingrandimento. Non si tratta di mettere in discussione la buona fede di nessuno, ma di interrogarsi sull'applicazione di protocolli che, sulla carta, dovrebbero essere chiari e vincolanti per tutti.
Analisi: cosa significa per l'Inter e per la classifica
Ogni punto perso o non guadagnato in Serie A pesa in modo specifico nella corsa al vertice. L'Inter e' una delle squadre che lotta per i primissimi posti in classifica, e in un campionato equilibrato come quello attuale, anche un solo rigore non concesso puo' tradursi in due punti di differenza rispetto alle dirette concorrenti. Basti pensare che la distanza tra le prime posizioni si misura spesso in pochissime lunghezze.
Thuram, dal canto suo, e' diventato un elemento imprescindibile nel sistema offensivo nerazzurro: la sua capacita' di attaccare la profondita', di tenere palla e di dialogare con Lautaro Martinez lo rende un riferimento costante per i difensori avversari. Proprio per questo, i contatti su di lui in area di rigore sono frequenti e spesso al limite del regolamento. Che il VAR non intervenga in modo sistematico su questi episodi e' un dato che non puo' essere ignorato.
L'Opinione di Lombardia Calcio
Il problema non e' Thuram, e non e' nemmeno l'Inter. Il problema e' strutturale. Il VAR, introdotto con l'obiettivo di ridurre gli errori determinanti, rischia di trasformarsi in uno strumento discrezionale, applicato in modo non omogeneo a seconda delle partite, degli arbitri e forse anche delle squadre coinvolte. Quando uno stesso giocatore si ritrova al centro di episodi simili in due gare consecutive senza che la tecnologia intervenga, qualcosa nel sistema non funziona.
Chiedere trasparenza non e' un atto ostile verso la classe arbitrale: e' un diritto legittimo di ogni tifoso, dirigente e addetto ai lavori. La Serie A ha bisogno di credibilita' per crescere, e la credibilita' si costruisce anche attraverso una comunicazione chiara sulle decisioni prese o non prese in sala VAR. Sarebbe auspicabile che la Federazione aprisse un dibattito pubblico e strutturato su questi temi, invece di lasciare che le polemiche esplodano sui social dopo ogni giornata di campionato.
Conclusione: il calcio italiano merita di piu'
Il caso Thuram e' emblematico di una contraddizione che il calcio italiano fatica ancora a risolvere: dotarsi degli strumenti tecnologici piu' avanzati e poi non utilizzarli con la coerenza necessaria. Fino a quando i criteri di intervento del VAR resteranno opachi e soggetti a interpretazioni variabili, episodi come questi continueranno ad alimentare sfiducia. E il campo, alla fine, rischia di contare meno di quanto dovrebbe.







