Ranieri: 'Italia malata di tattica, in Premier non esiste'
Ranieri accende il dibattito: il calcio italiano e l'ossessione per la tattica
Un intervento destinato a far discutere. Claudio Ranieri, uno degli allenatori italiani piu rispettati a livello internazionale, ha scelto un palcoscenico culturale per lanciare una frecciata lucida e provocatoria al sistema calcistico del nostro Paese. In occasione della presentazione del nuovo libro di Ivan Zazzaroni, giornalista e direttore del Corriere dello Sport, presso il Circolo Canottieri Aniene di Roma, il tecnico romano ha tracciato un quadro critico ma appassionato sullo stato di salute del calcio italiano, con un focus particolare sulla crescita dei giovani talenti e sul confronto con i principali campionati europei.
Le parole di Ranieri: cosa ha detto davvero
Il concetto espresso da Ranieri e tanto semplice quanto dirompente: in Italia siamo ossessionati dagli schemi, dai moduli, dalla preparazione tattica maniacale. Una cultura che, secondo l'ex allenatore della Roma, non trova eguali nei grandi campionati europei. In Premier League, per esempio, si privilegia l'istinto, la fisicita, la velocita di esecuzione e la capacita del singolo di risolvere situazioni di gioco in autonomia. Il risultato? I calciatori inglesi, ma anche quelli che militano nel campionato britannico, sviluppano una mentalita piu libera e propositiva. I giovani italiani, al contrario, vengono ingabbiati fin dalle categorie giovanili in sistemi rigidi che ne limitano la creativita e la capacita decisionale. Un tema che in Serie A si riflette con evidenza nel numero sempre piu esiguo di under 23 italiani titolari nelle squadre di vertice.

Analisi: perche questa riflessione e cruciale per il calcio lombardo e non solo
Le parole di Ranieri non sono una semplice opinione nostalgica: fotografano un problema strutturale che riguarda l'intero movimento calcistico italiano, dalla base fino all'elite. Basta guardare le rose delle due grandi milanesi: Inter e Milan schierano regolarmente elementi stranieri nei ruoli chiave, mentre i giovani italiani faticano a trovare spazio continuativo. Non per mancanza di talento, ma spesso perche il percorso formativo li ha abituati a eseguire compiti precisi piuttosto che a leggere il gioco in modo autonomo. La Serie A negli ultimi anni ha perso competitivita europea anche per questa ragione: squadre prevedibili tatticamente, giocatori poco inclini al rischio, un calcio a tratti asfittico che sacrifica lo spettacolo sull'altare dell'organizzazione. Il movimento giovanile lombardo, tra i piu floridi d'Italia grazie alle accademie di Inter e Milan, dovrebbe interrogarsi seriamente su questi modelli formativi.
L'opinione di Lombardia Calcio
Ranieri ha ragione, e lo diciamo senza riserve. Il calcio italiano ha costruito negli anni una reputazione tattica invidiabile, ma ha pagato questo primato con la progressiva omologazione dei propri calciatori. Formare un trequartista che sappia improvvisare, un terzino che attacchi con personalita o un centravanti che si muova fuori dagli schemi e diventato quasi un'eresia nei nostri settori giovanili. La Lombardia, terra di grandi club e di tradizione calcistica profonda, ha la responsabilita e l'opportunita di guidare un cambiamento culturale. Le societa lombarde devono investire non solo in strutture e tecnologia, ma soprattutto in una filosofia formativa che rimetta al centro la gioia di giocare, la creativita e il coraggio di sbagliare. Solo cosi i talenti del territorio potranno competere davvero con i coetanei europei.
Conclusione: un monito che il calcio italiano non puo ignorare
L'intervento di Claudio Ranieri arriva in un momento di profonda riflessione per il calcio italiano, reduce da un Europeo deludente e da una Serie A che fatica a imporsi nelle coppe europee. Le sue parole non vanno archiviate come la nostalgia di un grande vecchio del calcio, ma interpretate come un invito urgente al cambiamento. Meno schemi, piu coraggio. Meno obbedienza tattica, piu intelligenza calcistica. Il futuro del calcio italiano passa anche e soprattutto da questa rivoluzione culturale.







