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Milan, Massimo Ferrari si candida: 'Posso fare la differenza'

Redazione Lombardia Calcio
Milan, Massimo Ferrari si candida: 'Posso fare la differenza'

Il Milan cerca una guida: e Ferrari alza la mano

In casa Milan si continua a lavorare non solo sul mercato dei calciatori, ma anche su quello — altrettanto delicato — delle figure dirigenziali. In questo scenario si inserisce con forza il nome di Massimo Ferrari, manager di lungo corso e profilo di assoluto rilievo nel panorama imprenditoriale italiano, che ha dichiarato apertamente il proprio interesse per un ruolo all'interno della struttura del club rossonero. «Non c'è ancora nessun accordo», ha precisato lo stesso Ferrari, «ma sono convinto di poter fare la differenza». Parole che, nel mondo del calcio, equivalgono a una candidatura ufficiale.

Chi è Massimo Ferrari e perché il suo nome pesa

Massimo Ferrari proviene da un percorso professionale di altissimo livello: ha ricoperto il ruolo di direttore generale di Webuild, il principale general contractor italiano, colosso delle grandi opere nato dalla fusione tra Salini e Impregilo. Gestire un'azienda di quella portata — con cantieri su scala globale, migliaia di dipendenti e commesse miliardarie — richiede competenze organizzative, diplomatiche e strategiche che, trasposte nel calcio, potrebbero rivelarsi preziose. Il Milan, reduce da una stagione in Serie A che ha lasciato più di qualche rimpianto sul piano della continuità e della programmazione, ha bisogno di figure capaci di costruire una visione di lungo periodo, non solo di gestire l'ordinario.

Analisi: cosa manca davvero al Milan in questo momento

Il nodo centrale non è tanto tecnico — Sergio Conceição ha dimostrato di saper lavorare con i giocatori a disposizione — quanto strutturale. Il Milan appare ancora alla ricerca di un equilibrio tra la proprietà americana di RedBird Capital e una governance interna capace di tradurre gli obiettivi finanziari in scelte sportive vincenti. In Serie A, la concorrenza è spietata: l'Inter ha costruito negli ultimi anni un modello dirigenziale solido, con figure come Beppe Marotta a fare da collante tra società, allenatore e mercato. Il Milan ha bisogno di qualcosa di simile: un profilo autorevole, capace di dialogare con la proprietà straniera e di avere peso nelle scelte quotidiane. Ferrari, per formazione e storia professionale, potrebbe incarnare esattamente questo identikit.

L'Opinione di Lombardia Calcio

La candidatura di Massimo Ferrari è un segnale che non va sottovalutato. In un calcio sempre più dominato da logiche finanziarie e manageriali, la provenienza da settori extracalcistici non è necessariamente uno svantaggio — anzi. Figure come Ivan Gazidis (ex CEO del Milan) o Andrea Agnelli (Juventus) hanno dimostrato che una mentalità aziendale strutturata può portare benefici reali, a patto che venga affiancata da competenze calcistiche solide. Il rischio, semmai, è l'opposto: inserire un manager brillante senza dargli gli strumenti — e i collaboratori giusti — per operare in un ambiente così specifico come quello del calcio professionistico. Il Milan deve scegliere con attenzione, perché un errore nella governance pesa per anni sulla competitività della squadra.

Conclusione: il mercato dei dirigenti è aperto

Mentre i tifosi rossoneri attendono novità sul fronte del calciomercato estivo, la vera partita si gioca negli uffici. Massimo Ferrari ha fatto la prima mossa, dichiarando pubblicamente la propria disponibilità. Ora tocca al Milan valutare se questo profilo possa davvero rispondere alle esigenze di un club che vuole tornare stabilmente ai vertici della Serie A e competere in Europa. Un accordo ancora non c'è, ma le prossime settimane potrebbero riservare sorprese. In casa rossonera, il cantiere — in tutti i sensi — è aperto.

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