Milan, Cassano: 'Ibrahimovic comanda, Cardinale segue'
Cassano non ha dubbi: al Milan decide Ibrahimovic
Nel mondo del calcio italiano le gerarchie interne ai club raramente emergono con chiarezza, eppure Antonio Cassano — ospite fisso del programma Viva El Futbol — ha offerto una lettura netta e senza filtri sulla struttura di potere che governa il Milan. Secondo l'ex fantasista di Bari e Roma, il vero centro decisionale del club rossonero non risiede nelle stanze dei dirigenti tradizionali, bensi' nella figura di Zlatan Ibrahimovic, attuale Senior Advisor della societa' di via Aldo Rossi.
Le parole di Cassano: "E' lui che comanda"
Nel corso della trasmissione, Cassano ha tracciato un quadro preciso del funzionamento interno del Milan: "Cardinale e' sempre piu' presente, questo e' fuori discussione, pero' io voglio sempre ricordare chi e' il capo e chi comanda davvero". Il riferimento diretto e' a Zlatan Ibrahimovic, descritto dall'ex trequartista come un uomo profondamente legato ai colori rossoneri, capace di influenzare ogni scelta rilevante del club. Una visione che ribalta, almeno in parte, la narrativa ufficiale che vede Gerry Cardinale — patron di RedBird Capital — come il massimo decisore da quando ha rilevato il club nell'estate del 2022.

Il ruolo di Ibrahimovic nella nuova era RedBird
La questione non e' puramente aneddotica: capire chi detiene il potere reale all'interno di un club di Serie A ha conseguenze dirette sulle strategie di mercato, sulla scelta dell'allenatore e sulla pianificazione sportiva a lungo termine. Ibrahimovic ha assunto il suo ruolo dirigenziale nel giugno 2024, affiancando l'amministratore delegato Giorgio Furlani e il direttore tecnico Geoffrey Moncada. Da quel momento, lo svedese ha partecipato attivamente alle trattative di calciomercato e alle decisioni legate alla guida tecnica, inclusa la scelta di Sergio Conceicao come allenatore dopo l'esonero di Paulo Fonseca a dicembre 2024.
Il punto sollevato da Cassano tocca un nervo scoperto: la sovrapposizione di competenze tra la proprieta' americana — lontana fisicamente dall'Italia per buona parte dell'anno — e una figura carismatica e presente come Ibrahimovic, che conosce l'ambiente, parla la lingua e gode di un credito enorme nell'ambiente rossonero. In un club che sta cercando di ritrovare continuita' dopo una stagione 2023-24 chiusa senza trofei, la chiarezza nella catena di comando e' un fattore determinante.
L'Opinione di Lombardia Calcio
L'analisi di Cassano merita attenzione non tanto per il gossip interno che potrebbe generare, quanto per le implicazioni concrete sulla competitivita' del Milan in Serie A. Un club in cui le responsabilita' sono distribuite in modo poco definito rischia di perdere reattivita' nelle fasi cruciali della stagione, soprattutto sul mercato.
Detto questo, e' giusto riconoscere che la presenza di Ibrahimovic ha portato anche benefici tangibili: il suo peso specifico nel mondo del calcio europeo ha aperto porte difficilmente accessibili per altri profili dirigenziali. Il problema, semmai, e' garantire che la sua visione si integri con quella di Cardinale senza generare cortocircuiti decisionali. Il Milan ha bisogno di una guida coesa, non di due centri di potere che si guardano a distanza. Se lo svedese e' davvero innamorato del club — come sostiene Cassano — quella passione dovra' tradursi in risultati concreti gia' nel girone di ritorno, dove i rossoneri sono chiamati a recuperare terreno sulle rivali.
Conclusione: la sfida della governance rossonera
Il dibattito innescato da Antonio Cassano fotografa una realta' complessa che il Milan dovra' necessariamente affrontare. La coabitazione tra un proprietario americano sempre piu' coinvolto e un simbolo vivente del club come Zlatan Ibrahimovic puo' essere una forza straordinaria oppure una fonte di instabilita'. La Serie A non perdona le distrazioni: i prossimi mesi diranno se la struttura dirigenziale rossonera e' davvero solida o se le parole di Cassano nascondono crepe piu' profonde di quanto si voglia ammettere.







