Serie A e FIGC: Malagò e Gravina a Roma
Il calcio italiano si racconta: Malagò e Gravina sul futuro della Serie A
Il calcio italiano torna al centro del dibattito, questa volta non attraverso i risultati del campo ma attraverso le parole di chi lo governa. A Roma, nella cornice elegante del Circolo dei Canottieri dell'Aniene, si è tenuta la presentazione dell'ultimo libro di Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport e voce autorevole del giornalismo sportivo nazionale. Un evento che ha riunito alcune delle figure più influenti del panorama calcistico italiano, trasformandosi in un'occasione di riflessione pubblica sul presente e sul futuro del movimento.
Presenti i vertici del calcio: da Malagò a Gravina, passando per Mancini
Tra i presenti spiccavano Giovanni Malagò, presidente del CONI, e Gabriele Gravina, numero uno della FIGC. Al loro fianco anche Roberto Mancini, ex commissario tecnico della Nazionale italiana, protagonista assoluto dell'Europeo vinto nel 2021 e figura ancora centrale nel dibattito sul calcio tricolore. La presenza simultanea di questi tre nomi non è un dettaglio trascurabile: rappresenta una fotografia nitida di come il calcio italiano, nei suoi vertici istituzionali, stia cercando di fare sistema in un momento delicato. Malagò ha ribadito un concetto chiave: la Serie A è il motore economico e mediatico dell'intero movimento, ma è la FIGC a svolgere il ruolo di regia strategica, quella che fa davvero la differenza nel lungo periodo.

Perché queste parole contano: il contesto della Serie A italiana
Le dichiarazioni di Malagò arrivano in un momento in cui il campionato di Serie A è al centro di tensioni strutturali importanti. I club di vertice, tra cui Inter e Milan, spingono da anni per una maggiore autonomia gestionale e per un modello di governance più simile alla Premier League inglese. La Serie A genera la stragrande maggioranza dei ricavi del calcio italiano — diritti televisivi, sponsorizzazioni, botteghino — eppure fatica ancora a colmare il gap competitivo con le leghe di Inghilterra, Spagna e Germania. In questo scenario, il richiamo al ruolo della FIGC come ente regolatore e promotore del sistema assume un significato preciso: senza una federazione forte, capace di tutelare l'intero ecosistema — dai dilettanti fino alle big come Inter e Milan — il motore rischia di girare a vuoto.
L'Opinione di Lombardia Calcio
Dal nostro punto di vista, l'evento romano va letto su due livelli. Il primo è quello simbolico: vedere Malagò, Gravina e Mancini nello stesso posto, in un contesto culturale e non meramente istituzionale, suggerisce una volontà di dialogo e di narrazione condivisa che il calcio italiano ha spesso faticato a costruire. Il secondo livello è quello sostanziale. Le parole di Malagò sulla FIGC come fattore differenziale sono una presa di posizione chiara nel dibattito sulla riforma del calcio professionistico italiano. Per una regione come la Lombardia, che ospita due dei club più importanti d'Europa — Inter e Milan — e un tessuto di società professionistiche e dilettantistiche tra i più ricchi d'Italia, la governance federale non è una questione astratta. Riguarda i fondi per i vivai, le norme sui trasferimenti, la tutela dei campionati minori. Auspichiamo che questi incontri informali si traducano presto in azioni concrete, perché il calcio italiano ha bisogno di fatti più che di presentazioni.
Conclusione: un segnale da non sottovalutare
La presentazione del libro di Zazzaroni si è rivelata, ancora una volta, qualcosa di più di un semplice evento editoriale. È stata una finestra aperta sul pensiero di chi guida il calcio italiano, con messaggi chiari rivolti ai club, agli operatori del settore e ai tifosi. La Serie A resta il cuore pulsante del sistema, ma senza una FIGC autorevole e visionaria, anche il motore più potente rischia di perdere direzione. Appuntamento ai prossimi sviluppi, dentro e fuori dal campo.







