Malagò candidato FIGC: la Serie A ha scelto il suo uomo
La Serie A compatta dietro Malagò: nasce una candidatura pesante
Il calcio italiano si avvicina a un passaggio istituzionale cruciale. Le elezioni per la presidenza della Federcalcio sono fissate per il 22 giugno e la Serie A ha deciso di presentarsi all'appuntamento con un nome di peso assoluto: Giovanni Malagò, già presidente del CONI per oltre un decennio, figura tra le più riconoscibili e influenti dell'intero panorama sportivo nazionale. Una mossa che ha tutta l'aria di una dichiarazione d'intenti, non di una semplice candidatura di bandiera.
Malagò porta con sé un bagaglio di esperienza istituzionale che pochi possono vantare nel mondo dello sport italiano. La sua lunga gestione al vertice del Comitato Olimpico ha attraversato stagioni difficilissime, tra riforme, tagli e la complessità organizzativa dei grandi eventi internazionali. Portare quel profilo dentro la FIGC significherebbe introdurre una cultura gestionale diversa, più vicina ai modelli europei, in una federazione che negli ultimi anni ha vissuto momenti di forte turbolenza, dalla mancata qualificazione ai Mondiali del 2018 fino alle tensioni interne mai del tutto sopite.
L'asse dei club e la voce fuori dal coro di Lotito
All'interno della Serie A il consenso attorno alla candidatura di Malagò appare solido. I principali club del massimo campionato sembrano convinti che un profilo istituzionale forte possa dare alla federazione quella stabilità e quella credibilità internazionale di cui ha bisogno. Tra le big che guardano con favore all'operazione ci sono anche le grandi lombarde: Inter, Milan e Atalanta — la Dea reduce da una stagione europea straordinaria — osservano con interesse una possibile svolta nel governo del calcio italiano.
Eppure non mancano le voci dissonanti. Claudio Lotito, patron della Lazio e senatore della Repubblica, ha scelto una linea opposta: secondo il numero uno biancoceleste, la situazione attuale della federazione richiederebbe non un nuovo presidente eletto, bensì la nomina di un commissario straordinario. Una posizione che rompe il fronte compatto della Serie A e introduce un elemento di incertezza nel percorso verso il voto di giugno. Lotito è voce abituata a farsi sentire nei corridoi del calcio italiano, e la sua opposizione non è un dettaglio trascurabile.
Contesto e prospettive: cosa cambia con le elezioni FIGC
Le elezioni federali del 22 giugno arrivano in un momento in cui il calcio italiano è chiamato a rispondere a sfide strutturali importanti: la riforma dei campionati, il nodo delle infrastrutture, il rilancio della Nazionale e il rapporto sempre più complesso con i fondi d'investimento internazionali. Chi siederà sulla poltrona di presidente della FIGC dovrà affrontare tutto questo con autorevolezza e capacità di mediazione tra anime spesso contrapposte.
L'analisi della redazione. La candidatura di Malagò è una mossa politicamente raffinata da parte della Serie A. Puntare su un nome esterno al calcio puro, ma profondamente radicato nelle istituzioni sportive, è un segnale che i club vogliono interlocutori credibili a livello europeo e una governance più moderna. Il vero nodo, però, resta la frammentazione del fronte: senza un'unità reale tra tutti i soggetti votanti — leghe, dilettanti, calciatori e tecnici — anche il candidato più autorevole rischia di arrivare al 22 giugno con le ali tarpate. La partita è aperta.





