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Italia nel caos: via Gravina, Buffon e ora trema Gattuso

Redazione Lombardia Calcio
Italia nel caos: via Gravina, Buffon e ora trema Gattuso

Il castello azzurro crolla: una notte in Bosnia cambia tutto

Ci sono sconfitte che fanno male e sconfitte che fanno storia, nel senso peggiore del termine. La debacle della Nazionale italiana nello spareggio mondiale contro la Bosnia, decisa dagli undici metri, non è soltanto un risultato sportivo da archiviare in fretta: è il detonatore di una crisi sistemica che ha già fatto saltare le teste più importanti del calcio italiano. Prima è toccato a Gabriele Gravina, presidente federale da anni al centro di un progetto di rinascita che ora appare naufragato miseramente. Poi è arrivata la separazione con Gianluigi Buffon, il cui ruolo nell'organigramma federale si è dissolto nel silenzio imbarazzato dei comunicati ufficiali. E adesso, con una logica che in certi ambienti chiamano effetto valanga, la poltrona di Luciano Spalletti — pardon, di Gennaro Gattuso — comincia a traballare in modo sempre più evidente.

Il calcio italiano conosce bene questi momenti. Li ha già vissuti, li ha già metabolizzati con fatica. Chi segue la Serie A da anni sa che le grandi crisi federali non nascono mai da un singolo episodio, ma da una somma di scelte sbagliate, di visioni mancate, di talenti non valorizzati. La mancata qualificazione ai Mondiali — che si aggiungerebbe a un precedente già bruciante nella memoria collettiva — rappresenta uno spartiacque difficile da ignorare.

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Gattuso nel mirino: la panchina azzurra diventa un rebus

Il nome di Gattuso era stato accolto con entusiasmo da una parte del mondo calcistico italiano: un allenatore di carattere, con un passato da combattente sul campo e una carriera in panchina che lo aveva visto crescere tra alti e bassi significativi. Eppure i risultati non hanno convinto fino in fondo, e in un sistema già scosso dalle dimissioni ai vertici federali, la sua posizione appare oggi quanto mai fragile. Le voci che circolano negli ambienti vicini alla FIGC parlano di un mandato a rischio, con la federazione chiamata a prendere decisioni rapide per non perdere ulteriore credibilità.

Il toto-nome per il successore è già aperto. Diversi profili vengono accostati alla guida tecnica della Nazionale: allenatori con esperienza internazionale, ex campioni con voglia di rilancio, figure capaci di ricostruire un'identità di gioco che negli ultimi anni sembra essersi smarrita. Non è un caso che in questo dibattito rientrino anche nomi legati al calcio del nord Italia, quella terra che ha sempre espresso una cultura tattica raffinata e che attraverso club come l'Inter ha dimostrato di saper competere ai massimi livelli europei.

L'analisi della redazione

Da questa redazione, che segue quotidianamente le vicende del calcio lombardo e della Serie A, emerge una riflessione che va oltre la cronaca immediata. Il problema della Nazionale italiana non è mai stato soltanto un problema di nomi — di chi allena, di chi presiede, di chi gestisce — ma di un sistema che fatica a rinnovarsi nei metodi di formazione, nella valorizzazione dei giovani, nella costruzione di un'identità collettiva riconoscibile. Le grandi squadre lombarde, da Milano a Bergamo passando per Monza e le realtà della provincia, continuano a sfornare talenti che troppo spesso trovano spazio altrove prima di tornare, se tornano, sotto la maglia azzurra. Finché questa catena non si riparerà, i nomi in cima alla federazione resteranno variabili secondarie rispetto a una questione strutturale che attende ancora una risposta seria e duratura.

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