Sinigaglia ancora per le donne: il Como ci crede
Il Sinigaglia si tinge ancora di femminile: una scelta che parla chiaro
C'è un segnale preciso, concreto e difficile da ignorare, che arriva dalla sponda lariana del calcio lombardo. Il Como 1907 ha deciso di concedere per la seconda volta nel corso di questa stagione lo storico stadio Giuseppe Sinigaglia alla propria sezione femminile, confermando una tendenza che va ben oltre la semplice gestione degli impianti. È una dichiarazione d'intenti, un gesto che racconta molto di come il club ababbia scelto di costruire la propria identità sportiva e sociale in questa fase di rilancio ai vertici del calcio italiano.
La prima apertura era avvenuta nel dicembre scorso, in occasione del match contro la San Marino Academy, e aveva rappresentato già allora un momento simbolico di rilievo. Adesso il copione si ripete, e la ripetizione — si sa — trasforma un episodio in abitudine, e un'abitudine in politica sportiva. Non è un dettaglio marginale: mettere a disposizione uno stadio di Serie A alla squadra femminile significa investire in visibilità, in orgoglio di appartenenza e nel messaggio che il calcio delle donne merita palcoscenici all'altezza.
Contesto e significato di una scelta sempre più diffusa in Lombardia
Nel panorama del calcio lombardo, l'integrazione tra sezioni maschili e femminili all'interno degli stessi club sta diventando una realtà sempre più strutturata. Società come Inter e altre realtà del territorio hanno da tempo intrapreso questo percorso, dimostrando che la condivisione degli spazi — e soprattutto della visibilità — rappresenta uno strumento concreto di crescita per il movimento femminile. Il Como, tornato da protagonista nel massimo campionato dopo decenni di lontananza dalla ribalta nazionale, si inserisce in questo solco con una coerenza che merita attenzione.
Il Sinigaglia, con la sua collocazione suggestiva sulle rive del lago e la sua storia ultracentenaria, non è uno stadio qualunque. Ospitare una partita femminile tra quelle mura significa portare le calciatrici del Como 1907 in un contesto carico di memoria e di significato, davanti a una tifoseria che in questa stagione ha riscoperto l'entusiasmo di seguire il proprio club ai massimi livelli.
L'analisi della redazione
Dalla redazione di Lombardia Calcio osserviamo con interesse questa scelta del club lariano, perché rappresenta uno dei pochi casi in cui la retorica dell'inclusione si traduce in un atto pratico e misurabile. Aprire il Sinigaglia non costa solo risorse logistiche: richiede volontà organizzativa, coordinamento tra i settori del club e, soprattutto, la convinzione che valga la pena farlo. Il fatto che si tratti già del secondo appuntamento stagionale suggerisce che questa non sia una concessione estemporanea, ma parte di un progetto più ampio. In un momento in cui il calcio femminile italiano cerca continuità di crescita e radicamento sul territorio, gesti come questo — moltiplicati su scala regionale — possono fare la differenza. Il Como lancia un segnale che speriamo altri club lombardi raccolgano.






