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Preziosi: '200 milioni sprecati nel calcio, mi vergogno'

Redazione Lombardia Calcio
Preziosi: '200 milioni sprecati nel calcio, mi vergogno'

Preziosi rompe il silenzio: confessione shock sui soldi perduti nel calcio

C'e' un momento nella vita di ogni dirigente sportivo in cui il bilancio personale prevale su quello societario. Enrico Preziosi, ex presidente del Genoa e del Como, sembra aver raggiunto quella soglia. Ospite negli studi di Sportitalia, l'imprenditore lombardo ha rilasciato dichiarazioni che hanno immediatamente acceso il dibattito nel mondo del calcio italiano, ammettendo con rara onesta' di aver dissipato circa duecento milioni di euro nel corso della sua lunga avventura nel pallone. Una cifra che fa riflettere, soprattutto alla luce delle difficolta' economiche che affliggono molti club della Serie A e delle serie minori.

I numeri di una gestione controversa

Due decenni abbondanti tra presidenze, trattative di mercato, promozioni e retrocessioni: la carriera di Preziosi nel calcio e' stata tutt'altro che lineare. Con il Genoa ha vissuto stagioni di grande entusiasmo alternate a momenti bui, tra cui la celebre retrocessione del 2021 che di fatto segno' la fine della sua era in Liguria. Con il Como, club della sua terra d'origine in Lombardia, ha invece accompagnato la societa' in un percorso di rinascita che oggi, sotto nuova proprieta', ha portato il club lariano fino alla Serie A. Preziosi ha riconosciuto apertamente che la gestione finanziaria non e' sempre stata oculata, e che la passione per il calcio lo ha spesso portato a decisioni avventate sul mercato, con acquisti rivelatisi poi fallimentari.

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Retroscena di mercato: da Messi a Lewandowski

La parte piu' sorprendente dell'intervista riguarda pero' i retroscena legati a trattative clamorose mai andate in porto. Preziosi ha evocato i nomi di Lionel Messi e Robert Lewandowski, due tra i piu' grandi calciatori degli ultimi vent'anni, lasciando intendere di aver avuto contatti o quantomeno di essersi avvicinato a operazioni che avrebbero dell'incredibile se rapportate alle dimensioni dei club da lui guidati. Che si trattasse di sondaggi esplorativi, intermediazioni o vere e proprie trattative, il solo fatto di aver sfiorato certi profili la dice lunga sull'ambizione — forse eccessiva — che ha caratterizzato il suo operato. Nel calcio italiano, dove i club medio-piccoli faticano a reggere il confronto con le big come Inter e Milan, certi sogni di mercato rischiano di trasformarsi rapidamente in incubi finanziari.

L'Opinione di Lombardia Calcio

Le parole di Preziosi meritano una riflessione piu' ampia, che va oltre il semplice aneddoto televisivo. In un sistema calcio sempre piu' dominato dai fondi d'investimento stranieri — basti pensare a quanto accaduto proprio al Como con la famiglia Hartono — la figura del presidente-tifoso, appassionato ma spesso impreparato alla gestione finanziaria moderna, sembra appartenere a un'epoca che si sta definitivamente chiudendo. Duecento milioni di euro rappresentano risorse che, se gestite diversamente, avrebbero potuto costruire infrastrutture, settori giovanili d'eccellenza o garantire stabilita' pluriennale a un club. La vergogna dichiarata da Preziosi e' comprensibile, ma dovrebbe diventare un monito per l'intero movimento: il calcio italiano, dalla Serie A fino ai dilettanti, ha bisogno di imprenditori preparati, non solo di appassionati con il portafoglio aperto. La passione senza competenza gestionale, come dimostra questa storia, puo' bruciare fortune senza lasciare traccia.

Conclusione: una lezione per il calcio lombardo e italiano

La testimonianza di Enrico Preziosi ha il valore di uno specchio scomodo per tutto il movimento calcistico nazionale. In Lombardia, terra di club storici e di una tradizione calcistica profonda che va dall'Inter al Milan, passando per realta' minori ma ugualmente significative, la governance sportiva e' una questione sempre piu' centrale. Saper attrarre talenti come Messi o Lewandowski e' un conto; saper costruire un club sostenibile nel tempo e' tutt'altra storia. E spesso, come insegna la parabola di Preziosi, e' la seconda sfida quella davvero decisiva.

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