Openda alla Juventus: acquisto da 46 milioni mai sbocciato
Dalla panchina della Nazionale al calciomercato estivo: la parabola di Openda
C'è qualcosa di paradossale nel calcio moderno: un giocatore può varcare la soglia di un grande club nel momento in cui la sua forma — o almeno la considerazione che gli viene tributata — tocca il punto più basso. È esattamente quanto accaduto a Lois Openda, attaccante belga che da oggi figura ufficialmente tra i nuovi acquisti della Juventus, nonostante nelle ultime settimane fosse diventato di fatto un fantasma per la propria Nazionale. Spalletti lo aveva escluso sistematicamente dalle rotazioni, concedendogli appena un minuto di gioco nelle ultime sei convocazioni: un segnale difficile da ignorare per chi si appresta a investire cifre importanti su di lui.
Il prezzo fissato per l'operazione si aggira intorno ai 46 milioni di euro, una cifra che nel panorama del calciomercato italiano pesa eccome, soprattutto in un momento in cui la Juventus è chiamata a razionalizzare le risorse e a costruire un organico competitivo senza sforare i parametri imposti dal fair play finanziario. La società bianconera ha scelto di puntare su un profilo giovane, tecnicamente dotato e con margini di crescita, ma la recente gestione del commissario tecnico belga ha sollevato interrogativi legittimi sulla reale continuità di rendimento del calciatore.
Il contesto tattico: perché Openda può rilanciarsi in Serie A
Per comprendere fino in fondo questa operazione, occorre inquadrare il profilo di Openda nel contesto tattico che lo ha forgiato. Cresciuto nel calcio belga e affinatosi in Bundesliga con la maglia del Lipsia, l'attaccante ha dimostrato in passato una capacità notevole di inserirsi negli spazi, di pressare alto e di trasformarsi in un terminale offensivo letale nelle transizioni rapide. Un identikit che, sulla carta, si adatta bene alle esigenze di un calcio verticale e intenso come quello che diversi allenatori della Serie A prediligono.
Il problema, come spesso accade con i talenti che faticano a imporsi a livello internazionale, risiede nella discontinuità. Le prestazioni di alto livello si sono alternate a lunghi periodi di opacità, e la gestione di Spalletti — che ha preferito affidarsi ad altre soluzioni offensive — ha di fatto cristallizzato questa percezione di fragilità. La Juventus, tuttavia, sembra convinta che un cambio di ambiente e un progetto tecnico cucito sulle sue caratteristiche possano fare la differenza.
L'analisi della redazione di Lombardia Calcio
Da Torino filtra ottimismo, ma la prudenza è d'obbligo. Investire 46 milioni su un giocatore che il suo stesso commissario tecnico ha relegato ai margini nell'arco di un mese intero è un rischio calcolato, forse troppo generosamente calcolato. La Juventus ha bisogno di certezze, non di scommesse: la stagione appena archiviata ha già messo a nudo le fragilità di una rosa che fatica a esprimersi con continuità. Openda potrebbe rivelarsi un colpo di mercato intelligente oppure l'ennesimo acquisto oneroso destinato ad alimentare il dibattito su una politica sportiva che stenta a trovare una direzione precisa. Il verdetto, come sempre, spetterà al campo — e alla Serie A, che non perdona le mezze misure.





