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Serie A e i talenti ignorati: Marani accusa

Redazione Lombardia Calcio
Serie A e i talenti ignorati: Marani accusa

Il grido d'allarme di Marani: la Serie A non vede i talenti sotto casa propria

C'e' un problema strutturale nel calcio italiano che va ben oltre i risultati delle nazionali o le classifiche di fine stagione. Matteo Marani, presidente della Lega Pro, lo ha detto chiaro e tondo davanti alla platea dell'assemblea elettiva della FIGC, senza giri di parole: il sistema calcistico italiano soffre di una miopia cronica nei confronti dei talenti che nascono e crescono nelle serie inferiori. Un atto d'accusa che suona come un campanello d'allarme per tutta la Serie A, troppo spesso distratta da investimenti esteri e poco attenta a cio' che accade nel proprio cortile.

Il caso Zola e i vent'anni di vuoto mondiale

A fare da simbolo di questa distrazione collettiva e' il nome di Gianfranco Zola, icona del calcio italiano degli anni Novanta e Duemila, citato da Marani come esempio lampante di un talento che avrebbe potuto essere intercettato prima e meglio dal grande calcio nostrano. La domanda retorica lanciata dal presidente della Lega Pro — perche' nessuno si e' accorto di Zola? — non e' un semplice esercizio di nostalgia, ma una critica precisa al modo in cui la Serie A guarda, o meglio non guarda, alle realta' calcistiche minori.

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Il contesto temporale scelto da Marani non e' casuale: il 9 luglio 2026 segneranno esattamente vent'anni dall'ultima volta in cui l'Italia ha alzato una Coppa del Mondo. Berlino 2006 resta l'ultimo grande trionfo azzurro, un'impresa che oggi sembra appartenere a un'altra era geologica del calcio italiano. Due decenni di assenza dai vertici mondiali non possono essere spiegati solo con la sfortuna o con avversari piu' forti: c'e' qualcosa che non funziona nel processo di identificazione e valorizzazione dei talenti.

Analisi: perche' questa denuncia riguarda tutto il sistema

Le parole di Marani aprono una riflessione che va ben oltre la Lega Pro. Il problema della filiera calcistica italiana e' noto agli addetti ai lavori da anni, ma raramente viene affrontato con la franchezza mostrata dal presidente in sede FIGC. Le squadre di Serie A — comprese le grandi milanesi come Inter e Milan — investono cifre considerevoli sul mercato internazionale, attingendo a campionati stranieri, mentre spesso trascurano il bacino di talenti che la Lega Pro e la Serie B offrono ogni stagione.

Il modello virtuoso esiste e funziona: club come l'Inter hanno costruito parte della loro identita' recente anche su giocatori cresciuti nel calcio italiano, ma si tratta ancora di eccezioni piuttosto che di una regola sistematica. La verita' e' che serve un cambio culturale prima ancora che strutturale: i direttori sportivi delle big devono tornare a frequentare gli stadi di provincia, a guardare le partite del mercoledi' sera in Serie C, a scommettere su diamanti grezzi prima che lo facciano i club stranieri.

L'opinione di Lombardia Calcio

Da osservatori privilegiati del calcio lombardo, non possiamo che condividere l'analisi di Marani. La Lombardia e' da sempre un laboratorio straordinario di talenti calcistici, con societa' che dalla Serie D fino alla Lega Pro lavorano quotidianamente per formare giocatori tecnicamente validi. Eppure, troppo spesso assistiamo alla paradossale situazione in cui un ragazzo cresciuto nelle giovanili lombarde viene ignorato dai grandi club italiani e poi valorizzato all'estero, salvo essere riscoperto come rivelazione quando ormai indossa una maglia straniera.

La denuncia del presidente della Lega Pro dovrebbe tradursi in azioni concrete: maggiore collaborazione tra i livelli del calcio professionistico, incentivi per chi investe sui giovani italiani, e soprattutto una diversa mentalita' nelle stanze dei bottoni delle societa' di vertice. Il calcio italiano ha le risorse umane per tornare competitivo a livello mondiale: manca ancora la volonta' di valorizzarle davvero.

Conclusione: il 2026 come anno della svolta?

Con i Mondiali del 2026 alle porte — ai quali l'Italia partecipera' dopo aver mancato le ultime due edizioni — il discorso di Marani assume un valore quasi profetico. Vent'anni di attesa sono un'eternita' nel calcio moderno. Se il sistema non cambia approccio verso i talenti delle serie minori, il rischio e' di ritrovarsi tra altri vent'anni a fare gli stessi discorsi. La Serie A ha il dovere di guardare in casa propria: i prossimi campioni potrebbero essere gia' in campo ogni domenica, in uno stadio di provincia, in attesa che qualcuno si accorga di loro.

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