Malagò presidente FIGC: «Il ct deve amare l'Italia»
Malagò alla guida della FIGC: inizia una nuova era per il calcio italiano
Il calcio italiano volta pagina. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio italiana, eletto ufficialmente nella giornata di ieri in un momento cruciale per il movimento azzurro. Reduce da anni di turbolenze tecniche e risultati deludenti sul piano internazionale, la Nazionale ha bisogno di una guida federale forte e di una visione chiara. E Malagò, già numero uno del CONI, sembra avere le idee molto precise su come rilanciare il calcio tricolore, a partire dalla scelta del prossimo commissario tecnico.
Le parole di Malagò: passione e identità prima di tutto
In una lunga intervista rilasciata oggi a Repubblica, il neo presidente federale ha tracciato il profilo ideale del futuro allenatore della Nazionale. Il messaggio è netto e senza ambiguità: Malagò vuole un ct che scelga la panchina azzurra per amore del progetto e non per ragioni economiche. Una dichiarazione che suona come una presa di posizione culturale prima ancora che tecnica, in un mondo del calcio in cui i compensi milionari spesso condizionano le scelte dei grandi allenatori.

Sul tema di un eventuale commissario tecnico straniero, il presidente non ha chiuso la porta: con una formula diplomatica ma aperta, ha lasciato intendere che l'ipotesi non è da escludere a priori. Una posizione che rompe con una certa tradizione conservatrice della FIGC, storicamente restia ad affidare la Nazionale a tecnici non italiani. Il calcio però cambia, e Malagò sembra consapevole che il pragmatismo debba prevalere sui campanilismi.
Perché questa svolta è decisiva per la Serie A e le big lombarde
La questione del commissario tecnico non riguarda solo la Nazionale in senso stretto: si intreccia inevitabilmente con le dinamiche della Serie A e con i club che forniscono il maggior numero di giocatori azzurri. Le squadre lombarde, su tutte Inter e Milan, rappresentano da sempre il cuore pulsante del calcio italiano e il serbatoio principale di talenti per la Nazionale.
Un ct motivato, capace di costruire un'identità di gioco solida, avrebbe un impatto diretto anche sullo sviluppo dei giovani che militano nei settori giovanili di Inter e Milan, oltre che nelle numerose realtà della Serie A lombarda. Una Nazionale credibile e competitiva, infatti, aumenta il valore dei calciatori italiani sul mercato e stimola i club a investire nei propri vivai.
L'opinione di Lombardia Calcio
La nomina di Malagò alla presidenza della FIGC rappresenta una discontinuità reale, non solo simbolica. Il calcio italiano ha bisogno di un reset culturale, e le parole del nuovo presidente vanno nella direzione giusta: mettere al centro la passione e il progetto tecnico, non il portafoglio. Detto questo, le parole valgono quanto i fatti che seguono.
La vera sfida sarà tradurre questa visione in una scelta concreta del ct, che sia italiano o straniero. Il profilo che emerge dall'intervista è quello di un allenatore con fame di calcio, capace di trasmettere un'identità alla squadra e di valorizzare i talenti che la Serie A continua a produrre. Se Malagò riuscirà a trovare questa figura e a darle le condizioni per lavorare con serenità, il rilancio della Nazionale potrà essere reale. In caso contrario, rischieremo l'ennesimo ciclo di promesse non mantenute.
Conclusione: il cantiere azzurro è aperto
Siamo all'inizio di un percorso che si preannuncia lungo e non privo di ostacoli. Giovanni Malagò ha le competenze istituzionali e la visibilità pubblica per guidare la Federcalcio in questa fase delicata. Il calcio italiano, dalla Serie A fino alle categorie dilettantistiche, attende segnali concreti. La scelta del prossimo commissario tecnico sarà il primo banco di prova decisivo: da quella decisione si capirà molto sulla direzione che il nuovo presidente intende davvero imprimere al movimento azzurro.







