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Italia fuori dal Mondiale: Marchegiani accusa il sistema

Redazione Lombardia Calcio
Italia fuori dal Mondiale: Marchegiani accusa il sistema

Il terzo schiaffo in dieci anni: l'Italia e la maledizione dei Mondiali

C'è un numero che pesa come un macigno sul calcio italiano: tre. Tre edizioni consecutive della Coppa del Mondo senza la maglia azzurra tra le protagoniste. Dopo la mancata qualificazione del 2018, il clamoroso flop del 2022 contro la Macedonia del Nord e ora la resa con la Bosnia, la Nazionale italiana si ritrova ancora una volta a guardare il torneo più importante del mondo dalla poltrona di casa. Una ferita che non si rimargina, e che stavolta ha riaperto un dibattito durissimo sull'identità stessa del calcio tricolore.

Luca Marchegiani, voce autorevole di Sky Sport e protagonista di una generazione d'oro del calcio italiano, non ha usato mezzi termini nell'analizzare il momento nerissimo degli azzurri. L'ex portiere ha puntato il dito su un cambiamento culturale e tattico profondo, sostenendo che il sistema-Italia abbia perso la propria bussola nel corso dell'ultimo decennio. La pressione alta, il gioco verticale, l'intensità fisica che caratterizzavano le squadre italiane più ambiziose degli anni recenti sembrano aver lasciato il posto a un ibrido tattico privo di identità riconoscibile.

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Tornare alle origini: il modello federale come ancora di salvezza

Al centro della riflessione di Marchegiani c'è un tema che rimbalza ciclicamente ogni volta che la Nazionale inciampa: il rapporto tra club e federazione nella costruzione del giocatore italiano. La proposta di tornare a figure tecniche più legate alla struttura federale, capaci di lavorare in continuità con i vivai e con le selezioni giovanili, è tornata prepotentemente in superficie. Non si tratta di nostalgia, ma di una necessità concreta: ricostruire un'idea di calcio condivisa, dall'Under 15 fino alla prima squadra.

Il paragone con le realtà europee più virtuose è impietoso. Nazioni come la Spagna e la Francia hanno investito per anni in un modello identitario preciso, capace di attraversare le generazioni e resistere ai cambi di guida tecnica. L'Italia, al contrario, ha spesso inseguito mode tattiche importate, perdendo per strada quella solidità difensiva e quella capacità di soffrire che ne avevano fatto una potenza mondiale riconoscibile. La Serie A stessa, con la progressiva riduzione degli spazi per i giovani italiani in favore di stranieri di livello medio-basso, ha contribuito ad assottigliare il bacino di talenti disponibili per il commissario tecnico.

Non è un caso che squadre come Inter, Milan e Juventus schierino stabilmente undici titolari con appena uno o due azzurri. Il problema non è solo tecnico: è sistemico, e affonda le radici in scelte compiute nei vivai e nei campionati giovanili almeno dieci anni fa.

L'analisi della redazione

Dalla redazione di Lombardia Calcio osserviamo con preoccupazione come il dibattito post-eliminazione si ripeta quasi identico a sé stesso ad ogni flop azzurro, senza che alle parole seguano azioni concrete. Marchegiani ha ragione quando individua nella perdita di un'identità di gioco il nodo centrale della crisi, ma sarebbe riduttivo fermarsi alla dimensione tattica. Serve un patto tra la FIGC, i club di Serie A e le società di base lombarde e non solo, per restituire minutaggio e fiducia ai giovani italiani. La Lombardia, con i suoi vivai eccellenti e la sua tradizione calcistica, potrebbe e dovrebbe essere il laboratorio di questa rinascita. Senza un cambio di paradigma reale, tra quattro anni rischieremo di trovarci ancora qui, a commentare l'ennesima occasione perduta.

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