Gravina verso l'addio: il calcio italiano cambia guida
Gravina verso l'addio: il calcio italiano cambia guida
Un giorno che potrebbe riscrivere la storia recente del calcio italiano. Il Consiglio Federale riunito oggi rappresenta molto più di una semplice seduta amministrativa: sul tavolo c'è il futuro della FIGC, la tenuta di un sistema già scosso da mesi di turbolenze e la figura di Gabriele Gravina, presidente federale ormai arrivato a un bivio senza vie di fuga. Le voci che circolano con insistenza nei corridoi di via Allegri parlano chiaro: le dimissioni sono un'ipotesi concreta, forse la più probabile.
Il nome che rimbalza come possibile soluzione ponte è quello di Giancarlo Abete, già presidente federale dal 2006 al 2014, figura istituzionale rispettata trasversalmente nel mondo del pallone tricolore. Un ritorno, il suo, che avrebbe il sapore amaro del déjà vu per un movimento che fatica a trovare una propria identità dirigenziale stabile.
Una crisi che viene da lontano
Per comprendere la portata di quanto sta accadendo oggi, occorre fare un passo indietro. La gestione Gravina ha attraversato stagioni complesse: dalla mancata qualificazione ai Mondiali del 2022 — ferita ancora aperta nell'orgoglio nazionale — fino alle tensioni crescenti con i club di Serie A sul tema dei diritti televisivi, della riforma dei campionati e della governance complessiva del sistema. Un accumulo di fratture che ha progressivamente eroso la base di consenso attorno al presidente federale.
Il calcio italiano, del resto, ha una lunga tradizione di crisi istituzionali nei momenti più delicati. Basti ricordare le dimissioni di Franco Carraro nel 2006, all'indomani dello scandalo Calciopoli, o la gestione emergenziale che seguì il commissariamento federale di quegli anni. Ogni volta, il sistema ha trovato un modo per ricomporsi, spesso affidandosi a figure di garanzia in grado di traghettare il movimento verso nuove elezioni.
Cosa cambia per i club lombardi e la Serie A
La partita che si gioca oggi in sede federale non è indifferente nemmeno per le grandi protagoniste del calcio lombardo. Inter, Milan, Atalanta e tutte le altre realtà che animano la Serie A osservano con attenzione: le decisioni federali sui format dei campionati, sulle licenze UEFA e sulla redistribuzione delle risorse economiche dipendono in larga misura dalla stabilità e dalla visione di chi siede ai vertici della FIGC.
Un eventuale interim di Abete garantirebbe continuità burocratica, ma difficilmente potrebbe imprimere quella svolta strutturale che molti operatori del settore reclamano da tempo. I club chiedono risposte concrete su temi come il salary cap, la lotta all'evasione nei trasferimenti e la competitività del campionato italiano rispetto alle altre grandi leghe europee.
L'analisi della redazione
Dal nostro punto di vista, quello che emerge oggi non è semplicemente una crisi di leadership personale, ma il sintomo di una difficoltà strutturale del calcio italiano nel darsi una governance moderna e condivisa. Qualunque sia l'esito del Consiglio Federale, il vero nodo da sciogliere resta uno: trovare una visione unitaria tra federazione, leghe e club, senza la quale ogni cambio di presidenza rischia di essere un semplice rimpasto senza sostanza. Il pallone italiano merita di più di una gestione emergenziale perenne.





