Gattuso lascia la Nazionale: l'Italia riparte da zero
La frattura è ormai definitiva. Gennaro Gattuso non siederà più sulla panchina della Nazionale italiana, ponendo fine a un rapporto che non ha mai trovato il tempo di consolidarsi davvero. La notizia, nell'aria da ore nei corridoi di Via Allegri, è diventata realtà nel tardo pomeriggio: risoluzione consensuale in arrivo, comunicato ufficiale della FIGC atteso a breve. Un terremoto istituzionale che travolge il calcio italiano nel momento forse più delicato degli ultimi anni.
L'addio di Rino arriva come ultimo atto di una crisi federale senza precedenti. Prima era toccato a Gabriele Gravina lasciare la presidenza della Federazione, poi era arrivato il passo indietro di Gianluigi Buffon dal ruolo di capo delegazione. Ora il tecnico calabrese completa un trittico di addii che lascia la Serie A e l'intero movimento calcistico italiano a fare i conti con un vuoto di leadership difficile da colmare in tempi rapidi.
Un ciclo mai davvero decollato
Gattuso aveva raccolto una missione complessa, quella di ridare identità e carattere a una Nazionale italiana che cercava ancora se stessa dopo anni di alti e bassi alternati. Il suo profilo, costruito su un calcio di sostanza, pressing asfissiante e spirito di sacrificio, sembrava sposarsi con la necessità di ridare un'anima agli Azzurri. Eppure qualcosa, tra le dinamiche interne alla Federazione e le turbolenze che hanno accompagnato questi mesi, non ha mai permesso al progetto tecnico di prendere forma compiuta. La storia del calcio italiano è costellata di commissari tecnici chiamati a ricostruire e travolti prima ancora di poter costruire: Gattuso rischia di diventare un nuovo capitolo di questa narrativa amara.
Il suo percorso da allenatore, che lo ha visto protagonista sulla panchina del Milan — la squadra che lo ha consacrato da calciatore — e poi con esperienze a Napoli, Valencia e Marsiglia, aveva convinto la Federazione che il momento di affidargli la guida tecnica degli Azzurri fosse maturo. Un'idea che la realtà ha smentito, almeno nelle forme e nei tempi previsti.
L'analisi della redazione
Dalla redazione di Lombardia Calcio osserviamo questa vicenda con una preoccupazione che va oltre il nome di chi lascerà o di chi arriverà. Il problema strutturale del calcio italiano, quello che nessun commissario tecnico da solo può risolvere, riguarda la filiera che porta un giovane talento dal settore giovanile alla maglia Azzurra. Finché club come Inter, Milan, Juventus e le altre grandi della Serie A continueranno a privilegiare profili stranieri nei ruoli chiave, la Nazionale soffrirà di una cronica carenza di ricambio generazionale. Gattuso ne avrebbe fatto le spese, chiunque altro raccoglierà la stessa eredità spinosa.
Ora la FIGC è chiamata a una scelta doppia e urgente: trovare un nuovo presidente in grado di dare stabilità istituzionale e individuare un commissario tecnico che abbia la pazienza, la visione e il tempo necessari per costruire qualcosa di duraturo. Due condizioni che, nella storia recente del calcio italiano, raramente si sono verificate insieme. La speranza è che questa crisi, per quanto dolorosa, diventi finalmente il punto di rottura che costringe il sistema a riformarsi davvero.






