FIGC, corsa alla presidenza: Malagò e Abete pronti alla sfida
La Serie A sceglie il suo cavallo: occhi puntati su Malagò
Il calcio italiano si prepara a una delle stagioni più delicate sul fronte della governance federale. La Serie A, massima espressione del pallone nostrano, ha deciso di giocare in anticipo e di portare avanti con convinzione il nome di Giovanni Malagò come candidato alla presidenza della FIGC. Una mossa che non sorprende chi segue da vicino i corridoi del potere calcistico, ma che rimescola comunque le carte in tavola in modo significativo.
Malagò, figura di lungo corso nello sport italiano e già presidente del CONI, rappresenta per i club di Serie A una garanzia di solidità istituzionale e di credibilità internazionale. La sua rete di relazioni con la UEFA e la FIFA è considerata un asset strategico in un momento in cui il calcio italiano cerca disperatamente di recuperare peso specifico nelle stanze dei bottoni europei. Non è un caso che proprio i presidenti dei club d'élite abbiano scelto di muoversi compatti in questa direzione.
Abete torna in campo: la federazione non è un affare chiuso
Ma la partita è tutt'altro che decisa. Secondo quanto riportato dal Gazzettino, anche Giancarlo Abete starebbe valutando seriamente un ritorno sulla scena federale. L'ex presidente della FIGC, che ha già guidato il calcio italiano in un periodo tutt'altro che semplice, non avrebbe ancora chiuso la porta a una nuova candidatura. La sua esperienza burocratica e la conoscenza profonda dei meccanismi interni della federazione potrebbero rappresentare un'alternativa concreta e non banale rispetto alla candidatura di Malagò.
Lo scenario che si va delineando è quindi quello di una sfida vera, con due profili distinti per storia e visione. Da un lato la spinta innovatrice e mediatica che i grandi club della Serie A vogliono imprimere alla federazione, dall'altro la continuità amministrativa che una figura come Abete potrebbe garantire. Una divisione che rispecchia, in fondo, le anime storicamente in conflitto del calcio italiano: i pragmatici del business e i custodi della tradizione istituzionale.
Il contesto storico in cui si inserisce questa contesa è emblematico. La FIGC ha attraversato negli ultimi anni fasi di profonda instabilità, culminate con la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali del 2018 e con le difficoltà strutturali emerse nella gestione del movimento calcistico a tutti i livelli. Ogni elezione federale, in questo quadro, diventa qualcosa di più di una semplice formalità: è uno spartiacque che può determinare la direzione del calcio italiano per un lustro intero.
La nostra analisi: dalla redazione di Lombardia Calcio, osserviamo questa vicenda con l'attenzione che merita, consapevoli che le scelte federali hanno ricadute dirette anche sul calcio lombardo. Che si tratti delle grandi realtà come Inter, Milan o Atalanta — la Dea bergamasca che negli ultimi anni ha ridefinito i parametri della competitività italiana — o dei club di provincia che animano la Serie B e i campionati dilettantistici della nostra regione, la presidenza della FIGC conta. Conta per i diritti televisivi, per le riforme dei campionati, per la gestione dei vivai e per il futuro del calcio giovanile. Chi siederà sulla poltrona federale nei prossimi anni avrà tra le mani uno strumento potente: saperlo usare bene sarà la vera sfida.





