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De Laurentiis all'attacco: calcio vecchio e FIGC nel mirino

Redazione Lombardia Calcio
De Laurentiis all'attacco: calcio vecchio e FIGC nel mirino

Aurelio De Laurentiis torna a fare rumore. Il presidente del Napoli, ospite di CBS Sport, ha rilasciato un'intervista destinata a far discutere negli ambienti del calcio italiano, toccando temi scomodi e lanciando messaggi chiari a chi governa il pallone tricolore. Dalle strutture federali al rapporto con le istituzioni politiche, passando per le grandi organizzazioni internazionali, il patron partenopeo non ha usato mezzi termini.

Il messaggio è diretto: la Serie A e il sistema calcistico nazionale hanno urgente bisogno di una scossa, di una visione moderna che sappia intercettare le nuove generazioni e competere ad armi pari con i campionati stranieri. Un grido d'allarme che arriva da uno degli imprenditori più discussi e longevi del panorama calcistico italiano.

La FIGC e il nodo con il Governo: serve un mediatore

Al centro delle dichiarazioni di De Laurentiis c'è la questione della governance federale. Secondo il presidente del Napoli, all'interno della FIGC manca una figura capace di dialogare in modo strutturato e continuativo con il Governo italiano. Un vuoto che, a suo avviso, penalizza il sistema nel suo complesso, impedendo al calcio di ottenere risorse, riforme normative e attenzione politica adeguate alla sua rilevanza economica e sociale.

Non si tratta di una critica nuova nel panorama del calcio italiano: da anni diversi presidenti di club lamentano la distanza tra la federazione e le istituzioni pubbliche, una frattura che rallenta processi fondamentali come la costruzione di nuovi stadi, la riforma dei settori giovanili e la gestione dei diritti televisivi. De Laurentiis mette però il dito nella piaga con una franchezza che pochi si permettono, consapevole del peso specifico che il suo club — e la sua storia nel calcio — gli conferisce in termini di credibilità.

Il contesto storico in cui si inserisce questa presa di posizione è significativo: la Serie A ha vissuto negli ultimi vent'anni un progressivo declino di competitività rispetto alla Premier League, alla Liga e alla Bundesliga, perdendo appeal internazionale e capacità di trattenere i talenti migliori. Le cause sono molteplici — infrastrutture obsolete, tassazione elevata, mancanza di investimenti strutturali — e tutte chiamano in causa, in qualche misura, il rapporto tra calcio e politica.

UEFA e FIFA nel mirino: la questione dei soldi

L'altro fronte aperto da De Laurentiis riguarda le grandi organizzazioni internazionali. Il presidente del Napoli ha puntato il dito contro UEFA e FIFA, accusandole di scarsa trasparenza nella gestione e nella distribuzione delle risorse economiche. Una posizione che si inserisce in un dibattito sempre più acceso a livello europeo, dove diversi club e leghe nazionali contestano i criteri di redistribuzione dei proventi delle competizioni internazionali.

La questione è tutt'altro che secondaria per i club italiani: la capacità di accedere a risorse adeguate attraverso le coppe europee è determinante per la competitività della Serie A sul mercato. Serie A e club come Inter sanno bene quanto il percorso in Champions League possa cambiare i piani di una stagione intera, non solo sul piano sportivo ma soprattutto su quello finanziario.

L'analisi della redazione

Le parole di De Laurentiis fotografano con lucidità alcune delle contraddizioni più profonde del calcio italiano contemporaneo. Al di là delle polemiche e dello stile comunicativo sopra le righe che da sempre contraddistingue il patron napoletano, la sostanza del ragionamento merita attenzione. Il calcio italiano ha bisogno di interlocutori istituzionali credibili, di una federazione che sappia muoversi con agilità nei corridoi del potere politico ed economico, e di una voce unitaria da spendere nei tavoli internazionali. Che sia De Laurentiis il profeta giusto per questa rivoluzione, è lecito dubitarne. Ma che il problema esista, è difficile negarlo.

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