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Cuesta e il caso Buongiorno: il Parma sceglie il silenzio

Redazione Lombardia Calcio
Cuesta e il caso Buongiorno: il Parma sceglie il silenzio

Il Parma sceglie la via del dialogo, non dello scontro

In un calcio italiano sempre più abituato alle dichiarazioni infuocate nel post-partita, alle proteste social e ai comunicati ufficiali carichi di veleno, fa quasi notizia quando un calciatore decide deliberatamente di abbassare i toni. Carlos Cuesta, difensore centrale del Parma, ha scelto esattamente questa strada dopo l'episodio che ha tenuto banco negli spogliatoi e sui social nelle ore successive all'ultima giornata di Serie A.

L'episodio incriminato riguarda un presunto intervento con il braccio di Buongiorno, difensore del Napoli, che secondo molti avrebbe dovuto essere valutato in maniera differente dal direttore di gara. Un caso che avrebbe potuto facilmente trasformarsi nell'ennesima guerra di dichiarazioni tra club, allenatori e calciatori. Invece, il colombiano ha preferito affidarsi ai canali ufficiali, spiegando di aver ricevuto chiarimenti direttamente dall'addetto agli arbitri del club ducale. Una scelta che parla di maturità e di un approccio professionale sempre più raro nel panorama del calcio moderno.

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Contesto tattico e clima arbitrale in Serie A

Quello degli interventi con le braccia in area di rigore è uno dei temi più dibattuti della Serie A degli ultimi due anni. L'introduzione e la successiva revisione delle norme sul fuorigioco semiautomatico e sul contatto in area hanno generato una serie di interpretazioni difformi che hanno alimentato il dibattito settimana dopo settimana. Il regolamento sul fallo di mano, in particolare, continua a essere una delle aree grigie più controverse: la distinzione tra posizione naturale e innaturale del braccio resta soggetta alla lettura del singolo arbitro, con tutto ciò che ne consegue in termini di uniformità delle decisioni.

Il Parma, tornato in massima serie dopo il lungo percorso di rinascita che lo ha portato dalla Serie D alla ribalta nazionale, sta affrontando questo campionato con la consapevolezza di dover costruire ogni punto con sacrificio. In questo contesto, la gestione delle energie mentali diventa fondamentale quanto quella fisica: alimentare polemiche sterili rischia di distogliere attenzione e concentrazione da ciò che conta davvero, ovvero la salvezza.

La figura dell'addetto agli arbitri, presente in quasi tutti i club di Serie A, serve esattamente a questo: creare un ponte istituzionale tra la società e la classe arbitrale, evitando che ogni episodio controverso si trasformi in un caso mediatico. Il fatto che Cuesta abbia citato esplicitamente questa figura dimostra che il club emiliano ha strutture interne funzionanti e una cultura della gestione professionale dei conflitti.

L'analisi della redazione

Dal punto di vista della nostra redazione, la posizione di Cuesta merita rispetto e attenzione. In un momento storico in cui la comunicazione sportiva è dominata dalla ricerca dello scontro e della provocazione, scegliere il silenzio polemico non equivale a rassegnarsi o ad ammettere un torto subito. Al contrario, rappresenta una forma di intelligenza calcistica che guarda al lungo periodo. Il Parma ha bisogno di compattezza, di un gruppo unito attorno all'obiettivo stagionale, e ogni distrazione esterna può rivelarsi costosa. Cuesta, con la sua esperienza internazionale maturata tra Colombia e i campionati europei, sembra aver compreso perfettamente questa lezione. Una lezione che, forse, molti altri protagonisti del nostro calcio farebbero bene a studiare.

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