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Collina e il caso Bastoni-Kalulu: '3 anni persi'

Redazione Lombardia Calcio
Collina e il caso Bastoni-Kalulu: '3 anni persi'

Collina rompe il silenzio: la proposta ignorata che avrebbe cambiato tutto

Nel mondo del calcio italiano, poche figure incarnano l'autorità arbitrale con la stessa credibilità di Pierluigi Collina. L'ex fischietto internazionale, oggi Presidente della Commissione Arbitri della FIFA, è tornato a far parlare di sé con dichiarazioni che stanno scuotendo il dibattito sulla gestione dei casi disciplinari in Serie A. Nel corso di una lunga intervista rilasciata a DAZN, Collina ha affrontato senza mezzi termini la vicenda che ha visto protagonisti Alessandro Bastoni e Pierre Kalulu, lasciando intendere che, se qualcuno lo avesse ascoltato tre anni fa, l'intera controversia non avrebbe mai avuto luogo.

Il caso Bastoni-Kalulu: cosa è successo davvero

L'episodio che ha acceso le polemiche riguarda un'azione di gioco giudicata in maniera difforme da addetti ai lavori, tifosi e media: un contatto fisico tra il difensore dell'Inter Alessandro Bastoni e il rossonero Pierre Kalulu del Milan, valutato in modo controverso dagli arbitri e finito nel mirino della critica per la sua gestione sia in campo che in sede di revisione VAR. Il caso ha riaperto il dibattito, mai sopito in Italia, sulla coerenza delle decisioni arbitrali nei big match e sulla necessità di aggiornare i protocolli di intervento tecnologico.

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L'analisi: perché questo episodio conta più di quanto sembri

Al di là del singolo episodio, le parole di Collina assumono un peso specifico enorme nel contesto della Serie A attuale. Il campionato italiano è da anni al centro di polemiche arbitrali che, spesso, finiscono per condizionare non solo i risultati sul campo ma anche le narrazioni mediatiche attorno alle squadre. Quando si parla di un contatto tra un pilastro difensivo come Bastoni — elemento imprescindibile nello scacchiere di Simone Inzaghi — e un giocatore di qualità come Kalulu, inserito con autorevolezza nelle rotazioni del Milan, il tema smette di essere puramente tecnico e diventa sistemico. La proposta che Collina afferma di aver avanzato tre anni fa alla FIFA — i cui dettagli precisi restano ancora da chiarire nella loro interezza — sembra riguardare una maggiore uniformità nei criteri di valutazione dei contatti fisici, un tema che in Italia si ripropone con cadenza quasi settimanale. Se tale proposta fosse stata adottata, le linee guida oggi sarebbero più chiare per gli arbitri, riducendo la discrezionalità che alimenta le polemiche.

L'opinione di Lombardia Calcio

La frustrazione di Collina è comprensibile e, per certi versi, condivisibile. Che un professionista del suo calibro — arbitro della finale Mondiale 2002 tra Germania e Brasile, simbolo globale dell'eccellenza arbitrale — debba constatare come i suoi suggerimenti vengano ignorati per anni, salvo poi ritrovarsi a commentare casi che avrebbe voluto prevenire, dice molto sulle resistenze al cambiamento che caratterizzano le istituzioni calcistiche. In Italia, in particolare, il tema della riforma arbitrale è ciclico: si accende dopo ogni grande polemica e si spegne altrettanto rapidamente. Il caso Bastoni-Kalulu non fa eccezione. Quello che auspichiamo, da Lombardia Calcio, è che le parole di una figura così autorevole non restino lettera morta anche questa volta, ma diventino finalmente il punto di partenza per una riforma concreta dei protocolli VAR e dei criteri di valutazione dei falli in Serie A. Il calcio italiano merita standard più chiari, e le squadre — dall'Inter al Milan, passando per tutte le altre — meritano decisioni più uniformi e prevedibili.

Conclusione: il monito di Collina non va sprecato

Le dichiarazioni di Pierluigi Collina rappresentano un'occasione rara: un addetto ai lavori di primissimo piano che parla chiaro, senza filtri diplomatici, su un sistema che conosce dall'interno. Il caso Bastoni-Kalulu passerà, come tutti i casi prima di lui. Ma il problema strutturale resterà, a meno che qualcuno, questa volta, non decida davvero di ascoltarlo.

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