Baldini e l'Under 21: crisi identita' azzurra
Il paradosso Baldini: la Nazionale sono i giovani, ma i giovani rischiano di restare fuori
Nel calcio italiano si torna spesso a parlare di identita', di progetto, di futuro. E quando Silvio Baldini pronuncia parole come "per me la Nazionale sono questi ragazzi", il messaggio e' chiaro: il tecnico toscano crede profondamente nel gruppo dell'Under 21 azzurra, al punto che, qualora venisse chiamato a guidare la Nazionale maggiore, non cambierebbe volto alla rosa. Un segnale di continuita' che, in teoria, dovrebbe rassicurare. In pratica, pero', apre uno scenario ben piu' preoccupante: quei ragazzi in cui Baldini ripone tanta fiducia rischiano concretamente di non qualificarsi al prossimo Europeo di categoria.
La situazione in classifica: un percorso a ostacoli
L'Under 21 italiana si trova in una posizione tutt'altro che comoda nel proprio girone di qualificazione. I punti lasciati per strada contro avversarie sulla carta abbordabili hanno reso il cammino verso la fase finale molto piu' tortuoso del previsto. In un contesto europeo sempre piu' competitivo, anche le nazionali giovanili di secondo piano hanno alzato il proprio livello tecnico e fisico, rendendo ogni partita una vera e propria battaglia. Per l'Italia, che storicamente ha sempre avuto un vivaio di talenti da Serie A in grado di alimentare le selezioni giovanili, non qualificarsi sarebbe una disfatta sportiva e simbolica di enorme portata.

Analisi tattica: talento c'e', ma la continuita' manca
Il problema dell'Under 21 di Baldini non e' la mancanza di qualita' individuali. Nelle rose di club come Inter, Milan e le altre protagoniste della Serie A ci sono giovani italiani di assoluto valore, alcuni dei quali hanno gia' assaporato il calcio che conta. Il nodo e' la coesione, la capacita' di trasformare talenti sparsi in un collettivo capace di esprimere un'idea di gioco riconoscibile e continua per novanta minuti. Baldini ha sempre privilegiato un calcio propositivo, di pressing e transizioni rapide, ma costruire automatismi con una rosa che si ritrova poche volte l'anno e' una sfida che richiede tempo. Tempo che, nella corsa alla qualificazione, sta per esaurirsi.
In questo senso, la dichiarazione del tecnico assume un doppio significato: da un lato e' un atto d'amore verso i suoi giocatori, dall'altro e' quasi un atto di fede. Perche' scommettere su questi ragazzi, anche ipoteticamente in Nazionale A, significa credere in un processo che al momento non ha ancora prodotto i risultati attesi sul campo.
L'Opinione di Lombardia Calcio
Da queste colonne, da sempre attente al calcio che cresce e che guarda al futuro, non possiamo fare a meno di sottolineare la contraddizione di fondo. Se Baldini considera l'Under 21 il cuore pulsante del calcio italiano, allora il sistema intero - dalle societa' di Serie A ai club di Inter e Milan fino alla federazione - dovrebbe fare di piu' per proteggere e valorizzare questi giocatori. Non basta affidarsi alle parole di un allenatore, per quanto sincere e appassionate. Servono scelte strutturali: piu' spazio ai giovani nei club, meno prestiti a vuoto all'estero, un campionato Primavera che torni ad essere una vera palestra e non un parcheggio. La Nazionale maggiore ha bisogno di un ricambio generazionale reale, non di proclami. E quel ricambio parte proprio dall'Under 21. Rischiare di perderla sarebbe imperdonabile.
Conclusione: un campanello d'allarme che non va ignorato
Le parole di Silvio Baldini vanno ascoltate e rispettate, perche' vengono da un uomo di calcio autentico, lontano dalle logiche del marketing e della comunicazione patinata. Ma proprio per questo non possono restare parole. L'Under 21 azzurra deve qualificarsi, deve crescere, deve diventare il laboratorio da cui attingere per ricostruire una Nazionale maggiore credibile. Il tempo stringe, le partite decisive si avvicinano e l'Italia non puo' permettersi un altro passo falso. Il futuro del calcio azzurro si gioca adesso, su quei campi, con quei ragazzi.








