Altobelli non può salutare Beccalossi: assente al funerale
Un addio che fa male due volte: Altobelli non riesce a raggiungere Brescia
Il calcio italiano piange Evaristo Beccalossi, uno dei trequartisti più eleganti e creativi che la Serie A abbia mai visto calcare i propri campi. Mentre a Brescia si celebrano i funerali del grande fantasista scomparso, un'assenza pesa più di tutte: quella di Alessandro Altobelli, suo compagno di mille battaglie e amico fraterno fin dai tempi della loro avventura comune sotto la Madonnina. "Sono stravolto, non ci sono voli" — queste le parole disperate di Spillo, che da lontano non può far altro che stringersi idealmente alla famiglia e a chi oggi dà l'ultimo saluto al Becca.
I fatti: un legame indissolubile spezzato dalla distanza
L'amicizia tra Alessandro Altobelli e Evaristo Beccalossi affonda le radici nei gloriosi anni Ottanta, quando entrambi indossavano la maglia nerazzurra dell'Inter e si completavano in campo come raramente accade nel calcio. Beccalossi, fantasista di razza capace di illuminare ogni partita con giocate di pura fantasia, e Altobelli, centravanti spietato sotto porta: un binomio che ha fatto sognare intere generazioni di tifosi interisti. Oggi, nel giorno dell'ultimo saluto al trequartista bresciano, Spillo si trova impossibilitato a raggiungere Brescia per problemi logistici legati alla mancanza di collegamenti aerei disponibili. Un disguido burocratico e organizzativo che trasforma un dolore già enorme in qualcosa di ancora più lacerante.
Il valore storico di Beccalossi per il calcio lombardo
Parlare di Evaristo Beccalossi significa parlare di un pezzo fondamentale della storia del calcio lombardo e della Serie A tutta. Cresciuto calcisticamente tra Brescia e Milano, il fantasista ha rappresentato un modello tecnico irripetibile: dribbling ubriacante, visione di gioco sopraffina, capacità di saltare l'uomo in spazi ridottissimi. La sua carriera all'Inter resta impressa nella memoria collettiva come uno dei capitoli più brillanti del club nerazzurro negli anni pre-Triplete. Non è un caso che proprio i tifosi interisti lo ricordino con affetto viscerale, quasi come se Beccalossi incarnasse l'essenza romantica di quel calcio artigianale e geniale che oggi fatica a trovare spazio nei moderni sistemi di gioco ultra-organizzati. Anche il Milan e le altre grandi del nord Italia hanno sempre riconosciuto in lui un avversario di altissimo livello e un simbolo del calcio made in Lombardia.
L'Opinione di Lombardia Calcio
Ci sono momenti in cui il calcio smette di essere sport e diventa pura umanità. La vicenda di Altobelli impossibilitato a salutare il suo Beccalossi è uno di questi. Al di là della cronaca, ciò che colpisce è la dimensione umana di due campioni che hanno dato tutto per i propri colori e che, lontano dai riflettori, hanno coltivato un'amicizia autentica e duratura. In un'epoca in cui il calcio è sempre più business, sponsor e procuratori, fa bene ricordare che dietro le maglie ci sono persone vere, con affetti profondi e dolori reali. La Serie A deve molto a uomini come Beccalossi, pionieri di un calcio spettacolare che ha fatto innamorare milioni di italiani. Il modo migliore per onorarne la memoria è non dimenticare mai quel calcio, quei valori, quella passione genuina.
Un addio collettivo per un campione eterno
Mentre Brescia abbraccia per l'ultima volta il suo figlio più celebre, il pensiero va a tutti coloro che, come Altobelli, avrebbero voluto esserci ma non possono. Il calcio perde un maestro, la Lombardia perde un simbolo, e il mondo dello sport perde uno di quegli uomini capaci di rendere tutto più bello semplicemente toccando un pallone. Evaristo Beccalossi vivrà per sempre nei gol, nelle giocate e nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare.









